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Archive for ottobre 2010

Due ricami per festeggiare halloween:

Lo schema è un free

 

… una mia rielaborazione da più schemi trovati in rete.

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Molti pensano ad Halloween come ad una festa americana, in realtà questa ricorrenza è legata al passato della maggior parte dei popoli europei. La nascita della festa viene fatta infatti risalire al 4000 a.C., ed è legata alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre la terra si prepara all’inverno ed era necessario – allora come adesso – ricoverare il bestiame in un luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza. L’evento era festeggiato con canti e danzeintorno al fuoco.

LA CELTICA SAMHAIN
I Celti, in particolare, festeggiavano la fine dell’estate con Samhain, il capodanno. In gaelico Samhain significa infatti fine dell’estate. In quest’occasione i celti accendevano numerosissimi falò, accompagnati da canti festosi e da rituali divinatori: il fuoco era in fatti considerato l’elemento purificatore per eccellenza: non solo in quanto dispensatore di luce e di calore, ma perchè catalizzatore di energie positive. Questo giorno – che cadeva il 1° Novembre, ma i festeggiamenti partivano dal 31 ottobre – segnava un confine tra due periodi dell’anno molto diversi (estate e inverno) e, nella concezione circolare del tempo caratteristica di questa cultura, non apparteneva né all’anno vecchio e neppure al nuovo: era come un “cancello” tra il mondo dei vivi e quello dei morti, così gli spiriti dei defunti potevano tornare nelle proprie case per scaldarsi e rifocillarsi. Si era soliti lasciare per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi: da qui l’usanza del trick-or-treating, “dolcetto o scherzetto”. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain si potevano vedere anche fate ed elfi, che erano soliti fare scherzi agli uomini: questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti. Riti propiziatori per il nuovo anno, culto dei morti e credenze magiche si fondevano insieme nella celebrazione in una notte che non aveva nulla di pauroso, anzi: era la più lunga e gioiosa dell’anno, una festa di pace e amicizia. Il cristianesimo tentò di incorporare le vecchie festività pagane dando loro una connotazione compatibile con il suo messaggio. Il 13 maggio 610 Papa Bonifacio IV istituì la festa di tutti i santi: nella festa, celebrata ogni anno in quello stesso giorno, venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. Per oltre due secoli le due festività procedettero affiancate, sino a che papa Gregorio III, nel 731, ne fece coincidere le date. Secondo altre fonti, fu invece Sant’Odilone di Cluny che nel 1048 decise di spostare la celebrazione cattolica all’inizio di novembre al fine di detronizzare il culto di Samhain. L’Ognissanti fu spostata così dal 13 maggio al 1 novembre per dare ai cristiani l’opportunità di ricordare tutti i santi e, il giorno dopo, tutti i cristiani defunti. Il termine inglese “Halloween” deriva infatti da “All Hallows” cioè “tutti i santi”. Diventa poi “All Hallows Eve”, cioè la vigilia di Ognissanti, ed infine “Halloween”.

L’ITALIA
Queste usanze e credenze ci diffusero anche nel nord Italia, con la dominazione celtica, ma con l’avvento del cristianesimo esse furono dimenticate. In questi ultimi la festa di Halloween sembra aver preso piede anche in Italia e si crede “importata” dall’America (in cui, importata dagli immigrati europei, prese la connotazione di “notte degli scherzi” o “notte del diavolo” ed è diventata oggi un affare commerciale): ma la complessa ritualità legata ai morti era un tempo tradizione ben viva nelle nostre campagne. L’uso di zucche (“Jack-o-lantern”, la zucca svuotata e tagliata come una faccia malvagia con una candela all’interno, il simbolo di Halloween più conosciuto) contro gli spiriti maligni è tipicamente americana, ma l’uso di rape vuote illuminate è documentato in alcune località del Piemonte, della Campania, del Friuli, dell’Emilia-Romagna e dell’alto Lazio. Nelle case di tutto l’arco alpino (ma anche oltre, come testimonia il bel racconto di come Alice) si era soliti attendere l’arrivo dei defunti intorno ad un lauto banchetto. Proprio come facevano i Celti. In Italia quindi, parlare di Halloween significa attuare una riscoperta.

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Lumachina Tilda

Ecco la mia prima creazione Tilda: una dolce lumachina!

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Questo è un quadro a cui sono particolarmente affezionata.
Ho acquistato la cornice in un garden della mia zona. Lo schema è di Isabelle Vautier.

Particolari:

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Tra i miei interessi, c’è quello per le leggende e le tradizioni della zona in cui sono nata (il Lago Maggiore). Sono molto affezionata a quel patrimonio di credenze popolari che oggi, purtroppo, fanno fatica a sopravvivere, inghiottite come solo da quello che chiamiamo progresso. Riportarle in vita è a mio avviso molto importante, perché si sta sempre più perdendo quel senso di appartenenza alla comunità che invece caratterizzava le generazioni passate. Oggi vivono insieme persone appartenenti non solo a diverse regioni d’Italia, ma anche ai più vari stati del mondo. I problemi connessi alla multietnicità sono sotto gli occhi di tutti: a mio avviso, occorre prima conoscere il passato e recuperare ciò che vi era di positivo prima di costruire qualcosa di nuovo.

Ma veniamo alla leggenda che voglio raccontare oggi: quella degli Umett.

Si dice che i boschi di questa zona siano abitati dagli Umett (in dialetto “ometto”) un tipo di folletto di cui già i celti danno notizia. Sono piccoli di statura, con occhi piccoli come capocchie di spillo ma vivaci e scintillanti, orecchie puntute e corpo robusto, abbastanza peloso. Hanno carattere allegro, sono di buon cuore e quando possono aiutano gli umani in pericolo. Alcuni di loro sono addetti al buon andamento delle cose del bosco: i Quertur, ad esempio, si preoccupano della crescita dei funghi e trascorrono la primavera a spargere misteriose polverine che hanno la prerogativa di far crescere i funghi. Il loro corpo è tutto ricoperto di muschio, così riescono a nascondersi agli occhi degli uomini. Amano moltissimo sedersi sulle Amanite muscarie, dai bei colori rossi con i puntini bianchi e dà lì osservare il bosco. Quando piove, invece, si riparano sotto le “Mazze di tamburo” (Lepiota procera).
Quando in autunno i “fungiatt” si recano a raccogliere gli amati funghi, se ne lasciano qualcuno l’anno prossimo ne troveranno il doppio, se invece li calpestano o li distruggono i Quertur sono capaci di fare dispetti crudeli, come lanciare un ramo secco tra i piedi dell’incauto fungiatt o spruzzargli negli occhi la polvere nerastra dei “Piteluff” (Lycoperdun maximum). Quando poi il raccoglitore di funghi è terribilmente distruttivo e calpesta innumerevoli funghi non commestibili per coglierne uno buono, allora i Quertur ricorrono all’arma suprema: si avvicinano al cestino che l’incauto umano ha lasciato per terra e scambiano lestamente un buon porcino con un Boletus satana che gli farà venire un terribile mal di pancia!

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Un tocco di autunno…

… e un po’ di nostalgia per l’estate appena trascorsa: gli ultimi 2 girasoli del mio giardino…!

Schema di Marika

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Ecco alcuni miei lavori a punto croce: ricamo preferibilmente cuscinetti e quadri da appendere alle pareti…

Gli schemi sono dei free dal bellissimo sito di  Carinne. Il primo l’ho un po’  modificato…

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